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lunedì 9 febbraio 2009

Operazione valchiria - Recensione


Il colonnello Claus von Stauffenberg è orgoglioso di servire il suo paese, la Germania, ma dalla sua prospettiva privilegiata di ufficiale dell’esercito si è reso conto della realtà dei fatti: Hitler non tiene in alcuna considerazione il bene del popolo, ed è preoccupato soltanto di perseguire i suoi folli piani. Gravemente ferito in Nord Africa, siamo nel 1942, von Stauffenberg torna in patria e a Berlino entra in contatto con una ristretta cerchia di alti ufficiali e uomini politici che, ormai da tempo, cospira per rovesciare il dittatore: la nuova strategia, proposta dallo stesso Stauffenberg, mira a prendere il potere manipolando l’Operazione Valchiria, ovvero il piano d’emergenza che scatterebbe in caso di morte di Hitler…

Al bando ogni pregiudizio di fronte a Valkyrie, film ripetutamente posticipato (la data di uscita ha subito svariate modifiche), ma soprattutto criticato e condannato già all’avvio delle riprese: i recensori tedeschi, irritati da questa concessione della loro Storia a uso e consumo di Hollywood, si erano autoproclamati giudice e giuria, e avevano emesso la loro sentenza a priori. Ma il nuovo lavoro di Bryan Singer, reduce da una altalenante parentesi “supereroistica”, si rivela un prodotto riuscito e solidissimo, figlio di quella tradizione hollywoodiana che sa rileggere gli eventi storici per proporli, attraverso un abile intervento di confezione, a un pubblico il più vasto possibile, rendendo noti avvenimenti che molti ignorano o dei quali si ha una conoscenza approssimativa; e il complotto del colonnello von Stauffenberg, pur appartenendo – in Germania – alla memoria collettiva, è di certo fra questi. Evitando facili spettacolarizzazioni o drammatizzazioni, ma attento alla fedeltà di una ricostruzione storica che, però, epura i personaggi dei loro aspetti più reazionari, Singer rende giustizia alla nobiltà degli intenti con un approccio sobrio e rigoroso: si sofferma sui dettagli di una stanza, di uno sguardo o di un gesto (le difficoltà di von Stauffenberg nel compiere le azioni teoricamente più semplici, dopo le mutilazioni causate dalla guerra), e carica i silenzi di tensione, di attesa, del senso di una catastrofe inevitabile che non tarderà ad arrivare. Perché in fondo sappiamo già come andrà a finire, non c’è speranza. E questa consapevolezza ammanta l’atmosfera di una profonda tragicità, rappresentando il protagonista e gli altri cospiratori alla stregua di eroi tragici in lotta contro le forze dell’ineluttabile. Senza ricorrere al patetismo, né a espedienti ricattatori di alcun genere. Ottimo cast, per lo più british, e dignitosa prova del tanto bistrattato Tom Cruise: non un campione di espressività, ma la sua interpretazione dolente e compassata è affine ai toni del film.
Voto: 7.5
Per chi: ha sete di storia, senza eccessive spettacolarizzazioni holliwoodiane

1 commento:

  1. Penso che questo film sia però strano da valutare, quindi sarei curioso di semtire anche vostre opinioni, soprattutto se diverse dalla mia..

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