
Il film, basato sull'omonimo best seller di John Boyne, narra la vicenda di due bambini ai tempi dell'olocausto nazista. Il primo, Bruno, è figlio di un ufficiale tedesco che viene posto a capo di un campo di concentramento in seguito ad una promozione; il secondo, Shmuel, è un bambino ebreo detenuto nel medesimo lager. Il film si basa sulla comprensione da parte di bruno degli orrori perpetrati nel luogo ch'egli considera una fattoria, in cui tra un turno di lavoro e l'altro, i contadini vestiti in modo eccentrico (in pigiama appunto) si dilettano in giochi vari o oziano presso il bar.
Il tema dell'infantile innocenza gradualmente spezzata corre parallelamente al collasso della famiglia stessa di Bruno: la sorella, ammaliata dal fascino del regime e del potere (nonchè di un ufficiale), si avvicina alla dura figura del padre; la madre, come Bruno, segue un percorso di crescente sdegno verso l'attività perpetrata nel campo, inutilmente (e malamente) tenutale nascosta dal marito. Nonostante la durezza dell'argomento trattato, la mano della Disney è piuttosto marcata: la ricostruzione storica manca di realismo, soprattutto per quanto riguarda la vita all'interno del campo, e molte scene mancano della crudezza richiesta dalla trama stessa. Il primo punto è tuttavia necessario per giustificare e creare lo spazio per il rapporto e i colloqui tra i due bambini, mentre il secondo, per quanto comprensibile, compromette in parte la riuscita del film.
La recitazione rappresenta la maggiore pecca: Shmuel è totalmente inespressivo, e non si capisce se per scelta del regista (sdrammatizzare nello stile de "la vita è bella") o per incapacità recitative; i genitori di Bruno rasentano il ridicolo, e la maggior parte del cast si aggira per le scene come se si trovasse li per caso. Per fortuna il protagonista offre una prestazione buona, rialzando in parte il giudizio complessivo. Il film risulta alla fine moderatamente piacevole, ma il merito è sicuramente attribuibile maggiormente alla qualità del libro da cui è tratto (e al duro finale ad effetto), piuttosto che alla realizzazione cinematografica stessa.
Voto: 6
Per chi: vuole introdurre un adolescente agli orrori (ed errori) dell'Olocausto
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